Dispacci dai Caraibi


Quodlibet / Humboldt 2015

Con un saggio fotografico di Stefano Graziani


I Caraibi sono il luogo in cui si sono giocati i destini dei grandi imperi coloniali ed è nato il mondo come lo conosciamo oggi: un crogiolo di razze, culture e lingue che si sono ibridate, confuse e reinventate. In questo viaggio nelle isole di St. Lucia, Trinidad e Martinica, Matteo Campagnoli e il fotografo Stefano Graziani hanno incontrato non solo luccicanti distese di sabbia e palme da cocco, ma anche diavoli blu, ammiragli inglesi e tassisti creoli, bidoni di petrolio convertiti in strumenti musicali e piantagioni trasformate in principeschi resort, cantanti di soca e schiavi in fuga, uomini pipistrello e corsari normanni, templi indiani e il carnevale più famoso di tutte le Antille, turisti da crociera e avventurieri alla folle ricerca dell'Eldorado. Liberati dal cliché di un paesaggio da cartolina, i Caraibi vengono finalmente restituiti alla loro proteiforme complessità attraverso un gioco di rimandi tra presente e passato, tra natura e cultura, tra la Storia e le storie di una manciata di scrittori che in pochi anni hanno saputo ridisegnare l’intera mappa della letteratura contemporanea: Earl Lovelace, V.S. Naipaul, Aimé Césaire, Édouard Glissant, Patrick Chamoiseau e soprattutto Derek Walcott, che del viaggio è stato il nume tutelare.

Dioniso a Tebe


Dalle Baccanti di Euripide

Rivisitazione dell’ultima opera di Euripide, Dioniso a Tebe accade in un luogo senza tempo che è e non è l’antica Grecia. Per due-terzi commedia e per un terzo tragedia brutale, la pièce segue le vicende del giovane re di Tebe, Penteo, alle prese con il cugino Dioniso, figlio di Zeus e della mortale Semele, bandito alla nascita e ora tornato dopo un lungo esilio in Asia con un seguito di donne votate al suo culto, le Baccanti.

In una notte fortunata


Casagrande 2010

Milano paralizzata dal freddo di gennaio o dal sole d'agosto che «sotto l’epidermide d'intonaco scrostato, / brucia la carne viva del mattone». La Grecia vista dai tentacoli «di una medusa pietrificatasi in penisola». La Sicilia con la sua antica città di Ortigia, dove a mezzogiorno «i gatti neri rasentano le mura, / come ombre che hanno assunto, per paura / di svanire, vita propria». Basilea attraversata da un vento carico di note musicali, teoremi matematici, considerazioni filosofiche: forse solo un pretesto «per evitare di innalzare un monumento / a un’epoca finita», o forse no, perché «ogni luogo crea / il suo genio, o viceversa». New York che con i suoi ponti «simili allo slancio del cuore» concede le sue epifanie all'alba, «in un mattino / qualunque di un qualunque novembre». Sono questi alcuni dei luoghi e dei motivi di un libro fatto di immobilità panica e di vagabondaggi fisici e mentali, tanto oziosi quanto, alla fine, pieni di significato. La lingua chiara e robusta di Matteo Campagnoli riesce a mettere in tensione, nell'arco di un verso o di una strofa rimata, espressioni letterarie e colloquiali, sprezzature e metafore ricercate, battute di spirito e figure classiche che si presentano qui come assolutamente contemporanee. Aspetti questi che permettono di ricondurre l'autore a quella famiglia transnazionale e translinguistica di poeti i cui rappresentanti più influenti sono forse, negli ultimi decenni, Iosif Brodskij e Derek Walcott.

Goffredo Fofi: «Se la stagione letteraria non è delle migliori, di talenti in giro ce ne sono però molti, senza l’ossessione del successo, che cercano scavano ragionano, che propongono, inventano - e ho letto da poco un vero poeta, il milanese Matteo Campagnoli edito da Casagrande».

Roberto Carnero: «...come poeta è uno dei migliori della sua generazione».

Alberto Saibene: «È bello scoprire che a Milano vive un bravo poeta come Matteo Campagnoli. Già traduttore di Brodskij e Walcott, esordisce con In una notte fortunata (Casagrande), che raccoglie una decina d’anni di lavoro in versi. La sua è una poesia al contempo raffinata e colloquiale, che spesso nasce dalla suggestione dei luoghi (Milano, il Mediterraneo e l’Europa continentale) e restituisce i sentimenti più profondi come solo i veri poeti sanno fare».